ODE AL FIUME SALSO
Vena pulsante della Riserva naturale dell’Imera
meridionale
Non
sei il Nilo possente, cuna di Ungaretti,
non
il Piave della storica riscossa,
piuttosto
triste testimone del primo D-day,
drammatico
paradosso,
seconda
Caporetto del secolo breve.
Per
me eri la striscia rilucente nella piana,
luogo
ridente di agognate mete.
Salso
che mi accogliesti appena nato
e
visto crescere,
che
i miei sogni cullasti col tuo dolce fluire,
lo
sciabordio leggero, -.
l’amico
che mi stava ad aspettare
Quante
volte ti venni a visitare dalla Rocca Mentisi,
ad
aspirare odori, aromi, i sapidi umori
che
scrosciante scendendo dalle Madonie
portavi
a valle.
Abbronzarmi
al riverbero del sole,
i
piedi lasciarmi accarezzare
dalla
tua acqua fresca e salutare,
le
gambe pizzicare dalle anguille,
rapide
a sgusciare tra i sassi coperti di salsedine.
Tristezza
e delusione mi assalivano
quando,
sul letto asciutto, tra le erbe arse
e
i ciottoli come ossa spolpate,
sconsolato
ti mostravi al sole.
Poi
venne il tempo del distacco ed anch’io partii
col
mio patrimonio identitario di sole e di salsedine.
Sotto
un cielo grigio mi accolse e tenne il re dei fiumi,
il
Po maestoso, gonfio dell’acqua dei suoi tributari,
col
suo scorrere lento e silenzioso
tra
i Murazzi e la collina delle ville signorili
A
lungo lontano,
dalla
Rocca Barresia torno ancora a vederti:
ma
non sono più le acque che mi bagnarono bambino,
né
io sono più quello.
Assieme
ad esse i miei anni fluirono,
verso
la stessa meta.
Quella
striscia lucente
ora
è vena pulsante della vasta piana,
da
monte Capodarso a ponte Besaro
cuore
che batte di novella vita:
habitat
incontrastato.
di
diverse specie di erbe e di animali:
un
nuovo Eden,
del
nostro territorio orgoglio e vanto.
Fragranze
nuove alternano le stagioni
e
nuove fioriture;
la
cicogna fedele torna il suo nido a rassettare.
Tra
i giunchi, come in una culla ovattata,
gli
stanziali curano la covata.
Spicca
tra l’erba nuova il collo alto dell’airone,
immobile
a guardare, curioso, l’intruso visitatore.
Lungo
sentieri incantevoli e rari
gli
escursionisti provano le nuove mountain bike.
Tranquille
pascolano, al largo della masseria,
le
mucche modicane.
In
alto, gracchiando, passa in formazione
la
carovana alata delle gru.
Ma
sopra tutto veleggia,
sovrano
dell’aria, il falco pellegrino,
sicuro
di sé, quasi drone con ali,
vigile
solca l’azzurro, pronto a tuffarsi e ghermire
Salvatore Giordano



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