06 agosto 2026

ODE AL FIUME SALSO




ODE AL FIUME SALSO

Vena pulsante della Riserva naturale dell’Imera meridionale

 

Non sei il Nilo possente, cuna di Ungaretti,

non il Piave della storica riscossa,

piuttosto triste testimone del primo D-day,

drammatico paradosso,

seconda Caporetto del secolo breve.

 

Per me eri la striscia rilucente nella piana,

luogo ridente di agognate mete.

Salso che mi accogliesti appena nato

e visto crescere,

che i miei sogni cullasti col tuo dolce fluire,

lo sciabordio leggero, -.

l’amico che mi stava ad aspettare

 

Quante volte ti venni a visitare dalla Rocca Mentisi,

ad aspirare odori, aromi, i sapidi umori

che scrosciante scendendo dalle Madonie

portavi a valle.

 

Abbronzarmi al riverbero del sole,

i piedi lasciarmi accarezzare

dalla tua acqua fresca e salutare,

le gambe pizzicare dalle anguille,

rapide a sgusciare tra i sassi coperti di salsedine.

 

Tristezza e delusione mi assalivano

quando, sul letto asciutto, tra le erbe arse

e i ciottoli come ossa spolpate,

sconsolato ti mostravi al sole.

 

Poi venne il tempo del distacco ed anch’io partii

col mio patrimonio identitario di sole e di salsedine.

Sotto un cielo grigio mi accolse e tenne il re dei fiumi,

il Po maestoso, gonfio dell’acqua dei suoi tributari,

col suo scorrere lento e silenzioso

tra i Murazzi e la collina delle ville signorili

 

A lungo lontano,

dalla Rocca Barresia torno ancora a vederti:

ma non sono più le acque che mi bagnarono bambino,

né io sono più quello.

Assieme ad esse i miei anni fluirono,

verso la stessa meta.

 

Quella striscia lucente

ora è vena pulsante della vasta piana,

da monte Capodarso a ponte Besaro

cuore che batte di novella vita:

habitat incontrastato.

di diverse specie di erbe e di animali:

un nuovo Eden,

del nostro territorio orgoglio e vanto.

 

Fragranze nuove alternano le stagioni

e nuove fioriture;

la cicogna fedele torna il suo nido a rassettare.

Tra i giunchi, come in una culla ovattata,

gli stanziali curano la covata.

 

Spicca tra l’erba nuova il collo alto dell’airone,

immobile a guardare, curioso, l’intruso visitatore.

Lungo sentieri incantevoli e rari

gli escursionisti provano le nuove mountain bike.

 

Tranquille pascolano, al largo della masseria,

le mucche modicane.

In alto, gracchiando, passa in formazione

la carovana alata delle gru.

Ma sopra tutto veleggia,

sovrano dell’aria, il falco pellegrino,

sicuro di sé, quasi drone con ali,

vigile solca l’azzurro, pronto a tuffarsi e ghermire

 

Salvatore Giordano









03 settembre 2025

ODE ALL’ ABBRIVATURA DI LI MINNITI di Salvatore Giordano

                                               


ODE ALL’ ABBRIVATURA DI LI MINNITI

Un esile filo d’acqua

da remota stenta sorgiva

lento scorre nella grande gebbia,

esigua pozza per le vaste esigenze

Eppure unico luogo di frescura

di questa terra assolata a Cerere cara.

Spazio d’incontro, punto di richiamo,

i gessai vi scendevano dalle loro fornaci,

madida la fronte di sudore, gli occhi arrossati,

a rinfrescarsi la faccia,

sciacquarsi la bocca impastata di polvere,

tergersi il collo, il petto e il dorso arroventati.

A contenderla al sole e alle zanzare,

il muso i muli accostavano assetati

a quella stretta pozza.

All’imbrunire i contadini incontrarsi,

a condividere eventi,

commentare sulla secca stagione,

sulla pioggia tarda ad arrivare.

Umile e modesta,

protagonista ignara del luglio di fuoco del ‘43 .

A lungo negletta, rinata a nuova vita,

un rettangolo di azzurro ora inquadra la gebbia.

È un’aiuola fiorita,

erbe verdi e pratoline ne adornano i bordi,

per gli escursionisti pausa amena.

Ninfe tersicoree

danze vi sciolgono intorno nelle notti di luna piena

e i riti rinnovano di questa terra di miti.



    
SALVATORE GIORDANO, è nato a Pietraperzia, dove è vissuto fino all’età di vent’anni. Si è poi trasferito a Torino, città in cui vive, ora in pensione, dove ha esercitato la professione di maestro e successivamente quella di Dirigente Scolastico. Autore, insieme alla sorella Maria, di numerosi racconti e poesie sul suo paese natale.

29 agosto 2025

IL PERSONAGGIO: Diego Ferrante Scultore del ferro, oltre i dettagli

 




Diego ha appena nove anni quando inizia la sua prima esperienza di fabbro. Affascinato dall'arte della lavorazione del metallo proseguirà nella sua lunga carriera di artigiano del ferro fino ai nostri giorni, consegnandoci manufatti di alto livello. Diego Ferrante nasce a Pietraperzia nel 1943. Seguono gli anni difficili del dopoguerra: la sua breve infanzia conosce solo l'istruzione elementare. Nel 1952 comincia a frequentare la bottega artigianale di "màstru Cìcciu Cannizzàru" (maestro Francesco Cannizzaro nato nel 1900); lì apprende i primi segreti di bottega. Apprende altri segreti del mestiere di fabbro da "mastro" Antonino La Tona (nato nel 1907) e nell'officina di Giacomo Ignazio Gulizia (nato nel 1912), dove ricevono un notevole incremento le sue conoscenze e abilità artigianali. Saranno il Cannizzaro e il Gulizia a realizzare l'imponente ringhiera e il cancello della Villa comunale di Pietraperzia. Negli anni '60 del secolo scorso il boom economico dell'Europa industriale con le sue miniere in piena attività e le officine meccaniche spinsero all'emigrazione tanti valenti lavoratori della nostra Sicilia, e di Pietraperzia, i quali cercarono fortuna in quelle nazioni più ricche, nella speranza di realizzare un futuro migliore. Dal 1962 al 1965 il Ferrante si reca in Germania per lavorare nelle acciaierie Mannesman; vi lavora come saldatore specializzato per la produzione di tubi ad alta pressione. Per breve tempo prosegue la stessa esperienza in Francia. Nel 1968 fa rientro a Pietraperzia per intraprendere l'attività autonoma di fabbro. Da allora ad oggi non si contano le prestigiose opere in ferro da lui realizzate. La tecnica adoperata è quella della forgiatura del ferro a caldo. Il ferro viene reso incandescente dal fuoco della forgia, alimentato con il carbone fossile mediante un mantice. Un fondamentale segreto di bottega è che il carbone va inumidito nella forgia e disposto con precisione intorno al ferro da arroventare. Questo, subito dopo, viene modellato sull'incudine a colpi di martello per fargli assumere la forma voluta. Non si usa un martello qualsiasi, ma quello adatto al tipo di lavorazione, ideale per la precisione dei colpi e le forme da ottenere. I lavori da eseguire iniziano sempre dall'ascolto della "voce" del ferro, battuto sull'incudine. Il pezzo di ferro produce un suono che permette a Diego di capire la lega ferrosa del materiale trattato e il tipo di lavorazione cui può essere sottoposto. Sui corni dell'incudine le mani di Diego battono velocemente il ferro rovente e lo colpiscono con precisione e sapienza. Sotto i nostri

occhi, con una maestria strabiliante, Diego "anima" il ferro con forme che spesso assumono una chiara connnotazione artistica. Un colpo preciso sull'estremità di un'asta, ed è subito realizzato un "bottone" (ripiegamento repentino dell'estremità dell'asta di ferro su se stessa), un altro paio di colpi ed il ferro si arrotola per diventare un decoro a voluta. I manufatti più complessi, formati da più pezzi, sono privi di saldature. Le forme sono ottenute legando i pezzi modellati con chiodini e gaffette.L'esperienza della forgiatura a caldo di Diego è splendidamente documentata dalla trasformazione del ferro piatto in forma rotonda, in ogni parte perfettamente dello stesso spessore. Con la forgiatura del ferro Diego ottiene tantissime forme: chiavi, serrature, punte, decori floreali, incisioni.Le possibilità espressive sono inimmaginabili: basta proporre la forma e il nostro artista del ferro si cimenta nella successiva elaborazione. Il poliedrico talento di Diego Ferrante si ritrova in tante opere: cancellate, battiporta, maniglie ad anello per le imponenti porte dei palazzi nobiliari, decorazioni a volute usate come rinforzo dei portali, eleganti lanterne, preziose ringhiere. In queste opere, in certo qual modo, egli supera il dettaglio per collocarsi in una prospettiva artistica. Le opere recenti più notevoli sono: il restauro della ringhiera della villa comunale di Pietraperzia, la lunetta che adorna il portone d'ingresso della residenza della famiglia La Monica in Via Barone Tortorici n. 71, il cancello d'ingresso della chiesa parrocchiale di San Tommaso Apostolo in Enna realizzato nel 1994.Di solito il lavoratore artigianale realizza oggetti finalizzati al profitto. L'artigiano di talento non si adegua a questo comportamento: egli progetta ed esegue opere che, pur dando un guadagno, sono espressione di una passione lavorativa che serve ad abbellire l'ambiente, a renderlo più vivibile.Oggi molti palazzi di origine nobiliare, nelle opere di ripristino conservativo del ferro lavorato, sono state affidate alla maestria del Ferrante, il quale è stato capace di intervenire, nella manutenzione straordinaria di tali opere, con competenza e bravura. In un mondo governato dalle grandi aziende dei vari settori, dove è prevalente il profitto di chi produce di più e meglio, resistono solo i grandi maestri delle varie arti, che sanno imporsi per la bellezza e la perfezione del proprio prodotto artistico. Tra questi è da annoverare il nostro concittadino Diego Ferrante.

Elisa Mastrosimone

Tratto da: PietraperziA -Anno I, numero 1 - Aprile-Agosto 2004